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Design Thinking Experience design

Il Design Thinking

Il termine “Design Thinking” è ormai entrato nel comune gergo progettuale ed è familiare a che realizza progetti che abbiano una componente innovativa incentrata sulla soddisfazione dei reali bisogni degli utenti. 

Quali sono i principi che definiscono questo approccio? Quando nasce? Quale è la sua storie e la sua evoluzione? E’ applicabile al mondo digitale? Come? Queste le domande che io per prima ho iniziato a farmi approcciando questa metodologia che sto tutt’ora studiando. 

Design thinking is a human-centered approach to innovation that draws from the designer’s toolkit to integrate the needs of people, the possibilities of technology, and the requirements for business success.

—TIM BROWN, EXECUTIVE CHAIR OF IDEO

Esistono infinite risorse in rete grazie alle quali è possibile approfondire a piacere il tema, qui ho sintetizzato i concetti a mio avviso maggiormente rilevanti:

  • Cosa è il Design Thinking?
  • Quando nasce il Design Thinking?
  • I principali framework del Design Thinking
  • Alcuni approfondimenti sul Design Thinking
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Life Trends

Un 2020 da ricordare

Sento tantissime persone intorno a me che quando parlano del 2020 lo citano come un anno da dimenticare, un anno che deve finire, un anno di quelli che ci si augura di non dover più vivere.
Questo è stato un anno che ci ha segnati profondamente, in cui ogni nostra abitudine quotidiana è stata presa e rivoluzionata a causa della pandemia. Il Covid-19 ha portato via molti dei nostri cari, ha riscritto le abitudini sociali di prossimità, ha modificato le abitudini di acquisto, ha ridefinito il concetto di studio e di lavoro, ha dato una nuova sfumatura alle parole “libertà individuale”, ha fatto riflettere sulla nostra relazione con l’ambiente ed ha posto moltissimi di fronte ad una crisi economica che ha impatto non solo sul presente ma anche su un futuro tutt’ora incerto.
Eppure…

Per me è un anno da ricordare: un anno di quelli che ti segnano la vita, di quelli che proprio perché così difficili faranno parte della tua storia e contribuiscono a fare di te la persona che sarai in futuro.

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Experience design

Creare la “Next Normal” experience

Fino a qualche tempo fa le practice utilizzate nel mio campo di lavoro (l’experience design) erano un fermo punto di riferimento. Si partiva dai dati di comportamento presenti nello storico ed in tempo reale, dalle ricerche già realizzate, da studi di settore e da analisi sul campo.
Tutti questi insight contribuivano alla definizione del comportamento degli utenti, ad una definizione delle journey, alla individuazione dei pain points e dei desiderata per i quali proporre una soluzione.

E poi è arrivato il Covid-19 che ha completamente ribaltato tutto il mondo per come lo avevamo sempre vissuto ed esperito. Ha messo in discussione le nostre abitudini, quelle che si davano per scontate e consolidate, persino quelle più piccole del fare quotidiano.

Posso senza dubbio considerarmi da tempo digitalmente avanzata, smart worker, abituata ad effettuare acquisti online e madre di un nativo digitale. Eppure anche per me tutto è cambiato.
Tutto è stato scosso, si è ormai insinuata una finta nuova normalità, che definirei più “una abitudine a questo stato di limbo” in cui non ho la certezza di cosa sarà, di come cambierà il futuro quotidiano. Questo senso di incertezza non mi permette di immaginare un piano di vita che vada oltre la settimana. Banalmente non riesco a pensare nel lungo periodo. E il dubbio di cosa capiterà da gennaio è sempre presente. Ci saranno altre ondate? Funzionerà il vaccino? Come rivedrò il mio futuro lavorativo?
– me-

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DIY Life

Tempo da Covid, tempo di idee

Solo nelle ultime due settimane le cose sembrano essere cambiate, si parla di fine del lockdown, di poter di nuovo uscire, di poterci muovere non solo da casa, ma anche tra regioni. Ad essere sincera non sono così sicura che sia davvero finita, ho la sensazione che non ci sia la certezza di poter abbassare al guardia. Credo che sia più la necessità di una ripresa economica a muoverci piuttosto della certezza che tutto stia normalizzandosi.

Ho vissuto chiusa in casa dal 22 febbraio, ho adottato prima ancora che ci fosse un tag il concetto del #ioRestoaCasa, esteso a tutti i miei famigliari: pochissime uscite centellinate per fare la spesa laddove gli acquisti via internet non potessero garantire quanto necessario.

Sin dai primi allarmi ho avuto la netta certezza che l’unica cosa corretta da fare fosse chiudere tutto e tutti, eliminare ogni fonte di contatto per contenere il contagio.

Avevamo l’esempio della Cina, parlavo con colleghi che lo stavano già vivendo e mi sembrava la cosa più logica: prendere esempio da chi stava già vivendo l’allarme. Un pensiero lucido e lineare, una certezza cristallina e per me ovvia. Ho scoperto che in pochi la pensavano come me e che c’era molta resistenza, poi finalmente il lockdown.

Lavoro, scuola, amici, casa, sport, spesa… Tempi e luoghi tutti da ripensare.

Mi sono trovata a ripensare a tutta la mia quotidianità, a capire come riorganizzare la mia routine, quella della mia famiglia, a come trovare nuovi equilibri tra il tempo del lavoro, il tempo dello svago, il supporto per la scuola da remoto, la gestione della spesa e della casa.

Lavoro in ambito digitale, non mi sono trovata da un giorno con l’altro senza nulla da fare, anzi…

Era necessario trovare una diversa dimensione, un nuovo modo di organizzarmi, partendo dagli spazi della casa che non erano più adatti a svolgere una sola funzione.

Ogni ambiente doveva riconfigurarsi, rimodellarsi per poter accogliere nuove esigenze da far convivere con quelle originarie: non bastava che una camera fosse una camera, doveva essere anche uno spazio per fare ginnastica, un luogo di silenzio per leggere, un piccolo ufficio da cui continuare a lavorare.
La cameretta non era più solo spazio di riposo e di gioco, doveva diventare anche una piccola aula di scuola, una palestra in cui continuare a frequentare i corsi di karate, un laboratorio per gli esperimenti.
Nella sala doveva trovare spazio un secondo ufficio.
La cucina avrebbe dovuto diventare anche una panetteria, un salone da parrucchiere e un pub per le videochiamate con gli amici in occasione degli aperitivi o delle cene insieme da remoto.
I balconi dovevano trasformarsi in un piccolo mondo per vivere all’aperto, dove prendere il sole, coltivare un piccolo orto o fare colazioni e pranzi all’aperto.

Complice la richiesta di smaltire ferie arretrate, ecco finalmente comparire come per magia del tempo da dedicare alla casa per fare tutte quelle piccole e grandi cose che erano rimaste sospese, che erano state relegate a fugaci pensieri fatti prima di addormentarsi e lasciati in un limbo di “farò”.

  • Il Design Thinking
    Cosa è il Design Thinking, la sua storia, i principali framework esistenti e qualche risorsa utile…
  • Un 2020 da ricordare
    Un anno che ha segnato la nostra vita, che farà parte della storia e che ci formerà come persone
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Life

La mia vita in questo tempo così strano e particolare

E’ dal 22 febbraio che vivo in casa, pochissime uscite centellinate per fare la spesa laddove gli acquisti via internet non potessero garantire quanto necessario. Non sono stata l’unica: tanti, tantissimi in Italia si sono trovati improvvisamente nella condizione di doversi chiudere in casa senza sapere se e quando sarebbero stati in grado di uscire nuovamente. Solo nelle ultime due settimane le cose sembrano essere cambiate, ma ad essere sincera non sono così sicura che sia davvero finita.

Abito a Milano, nella zona Nord: una delle zone maggiormente colpite dal Covid-19 in Italia.

Sin dai primi allarmi ho avuto la netta certezza che l’unica cosa corretta da fare fosse chiudere tutto e tutti, eliminare ogni fonte di contatto per contenere il contagio. Avevamo l’esempio della Cina, parlavo con colleghi che lo stavano già vivendo e mi sembrava la cosa più logica: prendere esempio da chi stava già vivendo l’allarme. Un pensiero lucido e lineare, non dettato da preoccupazione, ma da logica che davo per ovvia e scontata. Ho scoperto che in pochi la pensavano come me e che c’era molta resistenza. Poi finalmente il lockdown.

Ho dovuto ripensare a tutta la mia quotidianità, ho dovuto capire come riorganizzare la mia routine e quella della mia famiglia, come trovare nuovi equilibri.
Lavoro, scuola, amici, casa, spesa… Tutto da ripensare.

Lavoro in ambito digitale, non mi sono trovata da un giorno con l’altro senza nulla da fare, anzi… Ho però dovuto trovare una diversa dimensione, un nuovo modo di organizzarmi, non solo durante il tempo del lavoro, ma anche durante il tempo libero.

Ho ripreso in mano tutte quelle cose che erano lì, ferme da tempo, in attesa di un momento in cui avrei potuto dedicarmici. Ecco: quel tempo era finalmente arrivato!